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Pagina dedicata alle lettere d'interesse generale che mi giungeranno indirizzate al Restèl o tramite posta elettronica
 

Pubblicata sul Restèl nòf di settembre 2010

Effettuata dai ragazzi del Centro Diurno Disabili
Intervista al Parroco  don Marco Zubiani
Dopo 11 anni trascorsi a Livigno, è stato trasferito a Sondrio dove sarà l’Arciprete

NELLA: Cosa le  mancherà di Livigno?

Risposta
: «Quando saprò cosa trovo saprò anche cosa mi manca di Livigno. I  preti di Sondrio  mi hanno detto che: “Le chiese piene di Livigno me le potrò sognare”…
Poi mi sembra di aver capito che manca un’ attenzione particolare  al momento della morte e della sofferenza delle persone; il clima che c’è in una città rispetto a queste esperienze è molto diverso da quello di un paese.
Fra un anno, alla prossima intervista, vi potrò dire  cos’ altro mi manca di Livigno e Trepalle
».

D.: Cosa non le mancherà?

R.
: «Questo non te lo so dire, proprio perché quello che c’è a Livigno mi è piaciuto, sono stato contento di essere qui, di aver lavorato a Livigno e a Trepalle.
Probabilmente mi mancherà un po’  tutto, proprio perché vado via sereno:  nessuno mi manda via, è stata  una scelta condivisa ma mi mancheranno queste comunità
».

D.: Quali sono stati  i momenti  più belli con noi?

R
: «Tanti, tanti, tanti… penso alle celebrazioni, ricordo le Prime Comunioni, le Cresime, tanti matrimoni. Ci sono state anche belle esperienze come i pellegrinaggi,  situazioni di cammino, di condivisione… l’incontro con le persone,  l’attenzione mia nei loro confronti e quella loro nei miei. Momenti belli di amicizia che abbiamo vissuto. Tante cose belle che ad elencarle tutte ci vorrebbero dieci anni… abbondanti! ».

D.: Qual è il suo piatto preferito?

R
: «E’ sempre quello pieno!
Mangio di tutto, non ho grossi problemi ma un buon risotto lo mangio sempre volentieri
».

CHIARA: Ha mai pensato di andare in missione?

R
: «No, non ho mai pensato di andare in missione; sono diventato prete diocesano proprio per vivere qui al servizio della Diocesi di Como.
Il Vescovo non mi ha mai chiesto o proposto di andare in missione;  faccio il prete qui e cerco di farlo il meglio possibile.
Chi ha questo desiderio ha tutta la mia ammirazione ma io sto più volentieri in Diocesi
».

D.: Come ha vissuto la responsabilità di due parrocchie in questi anni?

R
: «Ho cercato di dare il meglio di me stesso, di essere presente, di condividere con la comunità. Alcune volte ci sono riuscito, altre no, in alcune situazioni è stato più facile, in altre più difficile  ma credo che questo atteggiamento  sia stato  una realtà che ho vissuto in questi anni.
Ricordo una sera che tornavo da Trepalle, dopo una giornata molto intensa, l’anno scorso in primavera,  ho acceso l’autoradio e  sento “…si può dare di più, senza essere eroi…”. Ho  pensato: “Signore, questa sera non vale. Oggi ho proprio dato tutto”.
E ho spento la radio
».

D.: Cosa ha pensato nel momento in cui il vescovo le ha chiesto di  cambiare parrocchia?

R
: «Questa volta tocca a me. Ecco cosa ho pensato.
È una scelta che è stata fatta insieme, cercando di condividere, soprattutto con i suoi collaboratori, cercando di capire.
Certamente c’è anche stato un pochino di smarrimento, pensare a Sondrio, la responsabilità più grossa, come parroco, di tutta la diocesi, un po’ mi ha spaventato.
D’altra parte  c’è anche  un senso  di serenità perché  sono venuti a cercare don Marco e che, quindi, hanno apprezzato il lavoro di questi anni, che hanno fiducia in me e in  quello che posso fare per questa nuova realtà che mi vede coinvolto come pastore
».

D.: Qual è, secondo lei, la cosa più importante di una comunità parrocchiale?

R
: «Credo che la cosa più importante sia quella di seguire insieme il Signore Gesù. È anche il motto del vescovo: “Perfetti nell’unità”.
Siamo chiamati ad essere una comunità; delle persone  legate che vivono in comunione. Una comunione che si costruisce non solo intorno ad un tavolo mangiando pizzoccheri, ma camminando dietro il Signore Gesù, lui che è Via, Verità e Vita. 
La cosa più importante è questa; ognuno con il suo passo, ognuno con le sue fatiche,  con le sue stanchezze e con il suo entusiasmo
».

FLAVIA: Le dispiace di andare via da Livigno?

R.
: «Certamente.
Qui ho vissuto 11 anni, belli, di lavoro, di sofferenze, di  fatiche, ma anche di gioia, di condivisione, di servizio. Si è creato un legame di amicizia, di attenzione, di rispetto reciproco e di collaborazione. Fare il prete  a Livigno è una cosa bella e andare via non è facile, ma credo che tutto quello che ho vissuto sia qualcosa che mi porto nel cuore  giorno per giorno e che mi aiuterà ad andare avanti. Sappiamo che la nostra vita è fatta anche “di bagagli e di traslochi”, ma sempre con il cuore sereno
».

D.: La  preoccupa l’idea  di diventare arciprete di Sondrio?

R
: «Sì. È la parrocchia più grossa delle diocesi, oltretutto il  progetto che il vescovo ha messo in atto è quello di unire le due parrocchie che ci sono a Sondrio e di farla diventare un’unica unità pastorale. Solo un incosciente andrebbe a Sondrio pensando che tutto è semplice; le preoccupazioni ci sono,  ma sappiamo che  c’è il buon Dio che aiuta, ci sono la stima e la fiducia del  vescovo e dei suoi collaboratori  e c’è anche l’aiuto dei preti che il vescovo mi ha messo vicino proprio per riuscire a vivere questo nuovo  servizio.
Quindi si va con la giusta preoccupazione ma anche con la giusta serenità
».

D. : «Quali difficoltà ha avuto a fondare la comunità alloggio di San Rocco?

R.
: «Innanzitutto  individuare l’ambiente.
I vostri familiari chiedevano da tanto tempo la possibilità di avere uno spazio per voi.
L’intuizione è venuta due anni fa durante il ritorno dal pellegrinaggio da padre Pio, dopo aver scelto la casa di San Rocco per la comunità alloggio,  tutto è stato molto più facile.
Ho pensato ad una persona e quando ho chiesto la disponibilità a Sabrina,  lei ha detto di sì.
Poi è bello perché a Livigno , rispetto ai disabili, ci sono  tante persone volontarie disponibili che si interessano e che danno attenzione a tutti voi, c’è un clima familiare
».

D. : «Ha già visto la sua nuova casa? Le piace?

R.
: «Ho visto solo i muri perché  i mobili li devo portare io.
La casa è in centro Sondrio, non ho ancora guardato dalle finestre, ma credo che il  panorama sarà un po’ diverso. 
Una casa diventa bella nella misura in cui tu ci stai volentieri, nella misura in cui accogli delle persone  con le quali lavori.
Ogni casa è bella perché diventa la tua casa, dove condividi le cose con le persone che ti stanno a cuore
».

* * *

Pubblicata sul Restèl nòf di settembre 2010

A proposito di depuratore…

Come ogni anno, a primavera inoltrata, aspettiamo la fatidica data di apertura del lago di Livigno, per onorare la nostra passione per le trote e i salmerini.
A dire il vero quest’anno, più del solito, le acque del nostro lago, sono state proprio insoddisfacenti.
Il depuratore per tutta l’estate ha espulso acque in Val Viera che, a mio parere, di depurato avevano poco! Di color marrone e fortemente maleodoranti.
Forse c’erano lavori in corso?
Non parliamo poi della miriade di bottiglie, palloni e scatolette di plastica che in questo momento di lago alto, fanno bella mostra sotto la caserma del Ponte del Gallo: uno spettacolo ignobile che ogni anno si ripete per la gioia dei turisti che fanno le fotografie sul muraglione verso Livigno!
Facciamo qualche cosa anche per il lago, che tutto sommato fa parte del Comune di Livigno, e la nostra immagine ne trarrà molti benefici.
Livigno, 28.08.2010
                                      Andrea SENSOLI

* * *

Pubblicato sul Restèl nòf di febbraio 2010

In occasione della visita al Centro Diurno Disabili
L’intervista al Vescovo Mons. Diego COLETTI
Ha risposto alle domande di Chiara, Flavia e Nella

CHIARA: Da tre anni la nostra parrocchia è senza parroco, don Marco ci sta aiutando molto…ma vorremmo chiederle: non sarà proprio possibile avere di nuovo un sacerdote a Trepalle?

Mons. COLETTI
: «Il mio desiderio di poter dare un sacerdote a Trepalle è sempre vivo. Purtroppo, tra il desiderare e il fare, ci sta di mezzo la situazione della diocesi. Dovete sapere che i preti stanno diminuendo: sono molti di più quelli che invecchiano (che si mettono giustamente a riposo) e quelli che muoiono di quelli nuovi che io ordino.
Io sono ottimista, spero in una ripresa delle vocazioni (anche da Trepalle e da Livigno), ma non sarà un cosa breve: se uno entra in seminario adesso diventerà prete tra sei anni e quindi io potrò pensare di arricchire Livigno e Trepalle di un terzo sacerdote soltanto quando apparirà all’orizzonte la primavera; per adesso siamo in autunno, c’è ancora un po’ di inverno davanti a noi.
Ci vuole pazienza, nel frattempo don Marco e don Romano vi aiutano e poi c’è anche tanta brava gente a Trepalle che da una mano per la parrocchia
».

CHIARA: In diocesi, ci sono altre parrocchie senza Pastore?

Mons. Diego COLETTI
Sì, sono tante e stanno aumentando. Ci sono parrocchie di due o tremila abitanti senza Parroco.
Io non ho un cassetto dal quale tirare fuori i preti … li devo spostare…
Ci sono sacerdoti che si occupano di più parrocchie (…in Val d’Intelvi un prete segue quattro parrocchie e un altro ne segue tre…).
Voi siete fortunati perché avete due preti che seguono due comunità, anche se Livigno è molto grande e richiede grandi forze.
Ma ce ne sono parecchie altre, in diocesi, di parrocchie che stanno soffrendo la mancanza del parroco
».

CHIARA: Quanti sono i sacerdoti diocesani in missione? Come si decide chi va e dove?

Mons. Diego COLETTI
: «I sacerdoti attualmente in missione all’estero sono quattro, tutti e quattro in Camerun, in Africa.
Sono i sacerdoti stessi che si rendono disponibili, io, allora, vedo se è possibile mandarli; ma se devo mandare un parroco a Trepalle, come faccio a mandare un altro prete in missione?
Eppure in missione ci sono comunità cristiane di quindicimila fedeli che non hanno il prete allora ci vorrebbe un po’ di giustizia … ho tentato di aprire anche una missione in America Latina ma ho dovuto fermarmi, c’erano sacerdoti disponibili ma avrei dovuto toglierli ad altre comunità… mi avrebbero… “fucilato”!
».

FLAVIA: È difficile fare il Vescovo della diocesi di Como ? Quali differenze ci sono con quella di Livorno?

Mons. Diego COLETTI
: «Devo dire che fare il Vescovo di Como è difficile ma molto bello.
Rispetto a Livorno la differenza più forte che mi viene in mente è la grandezza, Livorno è una diocesi di duecentomila abitanti ma tutta raccolta in trenta chilometri; qui, invece, gli abitanti sono quasi seicentomila e la diocesi è lunga circa trecento chilometri, quindi dieci volte quella di Livorno.
Devo dire anche che a Como c’è una ricchezza, una frequenza, una cordialità e una partecipazione che a Livorno mancavano, perché Livorno è una terra un po’ difficile, anche se ci sono delle comunità cristiane nelle parrocchie molto vivaci, molto intense, proprio perché in contrasto con realtà che le circonda
».

FLAVIA: È più bello essere Vescovo o parroco?

Mons. Diego COLETTI
: «Ti rispondo senza nessun dubbio: è più bello essere parroco! Se per “bello” intendi poter fare quello che hai nel cuore, poter stare con la tua gente, poter condividere con loro… invece il Vescovo è un po’ uno zingaro, ha la sua tenda e va in giro perché ci sono tante comunità che lo aspettano, ci sono tante parrocchie che desiderano incontrarlo, tanti ragazzi che vogliono fare la cresima, tanti preti che vanno visitati e incoraggiati.
È bello anche essere Vescovo, io non l’ho voluto, ma me l’ha chiesto il Papa e io ho dovuto dire di sì… ma è più bello fare il parroco; ho proposto a don Marco: “Tu vai a Como a fare il vescovo e io vengo a fare il parroco a Livigno”… “Neanche per sogno!” mi ha risposto lui, perché vi vuole bene
».

FLAVIA: Chi sono i suoi vicari e che cosa fanno?

Mons. Diego COLETTI
: «La parola “vicario” vuol dire “quello che fa le veci di” cioè quello che fa le cose che dovrei fare io quando sono assente.
C’è un Vicario generale che si prende tutte le mie responsabilità quando non ci sono; ci sono poi due Vicari Territoriali per i due grandi territori in cui abbiamo suddiviso la Diocesi (Como e Sondrio); c’è un Vicario per la Pastorale, cioè per tutte le questioni che riguardano le iniziative da portare avanti in Diocesi e, infine, c’è il Vicario per la Cultura, perché la fede è fatta anche di pensiero, di riflessione, di offerta al mondo della bellezza della cultura cristiana. I vicari sono cinque, con me fanno sei e può darsi che tra poco arriviamo ai “magnifici sette”
».

FLAVIA: Ci piacerebbe sapere: perché i sacerdoti non possono essere parroci nel proprio paese nativo?

Mons. Diego COLETTI
: «Possono ma è meglio che non lo siano.
Anche Gesù lo ha detto nel Vangelo: “Nessuno è profeta in patria”, perché lo prendono un po’ “sottogamba”.
Allora è bene che quando uno è vissuto e cresciuto in un posto (e ha vissuto lì tutte le sue relazioni, i suoi litigi, le sue amicizie, i suoi legami di parentela) vada a fare il profeta, secondo il Vangelo, in un altro.
Non è impossibile, in ogni regola ci sono le eccezioni: è già successo che un prete sia andato a fare il parroco nel paese in cui è nato e cresciuto, ma è una situazione un po’ “strana”
».

NELLA: Ci vuole raccontare la sua chiamata a diventare sacerdote?

Mons. Diego COLETTI
: «Certo.
Ho cominciato a pensare che avrei potuto fare il sacerdote quando avevo diciassette anni e mezzo e ci ho pensato perché mi piaceva molto, in oratorio, fare l’educatore e occuparmi dei ragazzi.
E poi devo ringraziare alcune persone malate con le quali ho fatto il mio primo viaggio a Lourdes che mi hanno dato un esempio di fede e di preghiera per cui ho pensato: ”Guarda com’è importante che qualcuno aiuti gli altri a credere e a pregare”, perché tornavano dal pellegrinaggio con una grande serenità nel cuore, nonostante tutte le fatiche.
La mia scelta di diventare sacerdote è nata un po’ da lì: dall’oratorio e dai malati.
Il Signore mi ha preso da quella parte lì!
».

NELLA: Qual è il libro più bello che ha letto?

Mons. Diego COLETTI
: «Senza alcun dubbio il Vangelo, ne ho letti tanti di libri ma non c’è paragone con il Vangelo.
Io credo di aver letto i quattro Vangeli almeno alcune centinaia di volte da quando ha cominciato a saper leggere.
Li ho letti e studiati in seminario (da quarantadue anni sono prete) e continuo, ogni anno, a leggerli tutti decine e decine di volte.
Questo è un libro che è imparagonabile con gli altri perché è un libro pieno di vita; è stato scritto dagli amici di Gesù che ci permettono, attraverso le pagine del Vangelo, di entrare in amicizia con Lui ed è una cosa che ti cambia la vita.
In meglio!
».

NELLA: Qual è il suo posto preferito per andare in vacanza?

Mons. Diego COLETTI
: «Dovrei dire Livigno o Trepalle…
Davvero a me è sempre piaciuta molto la montagna, anche se so nuotare e andavo spesso al mare; adesso per andare in vacanza scelgo certamente la montagna. Ho a disposizione una casa ad Arnoga, che è della Diocesi, per le mie vacanze estive e ho fatto delle belle passeggiate.
Mi piace molto camminare in montagna, sono stato in Val Viola, ai Laghi di Cancano, al Dosdè, a Livigno, a Trepalle…
».

* * *

Pubblicato sul Restèl nòf di Luglio 2009

        All'attenzione dell'Amministrazione del Comune di Livigno
All'attenzione degli organi di stampa

Amministratori: dove vivete? Sulla luna?
Nel Comune di Livigno venite solo a riscuotere il vostro sostanzioso stipendio?
Non sarebbe forse ora che incominciaste a guadagnarvelo?
Compensi Amministratori Comune di Livigno: Sindaco Sign, Attilio Lionello silvestri Euro 38.101,56, Vicesindaco Sig. Gianpiero Rodigari (ndr Narciso Zini) Euro 19.050,72, Assessori Sig. Narciso Zini (ndr Giampiero Rodigari), Sig. Damiano Bormolini, Sig. Rudy Galli, Sig. Gianvittorio Bormolini Euro 17.145,60 cadauno (Fonte Centro Valle 2008).
Purtroppo voi amministratori vi si vede solo al Consiglio Comunale e poco più..., però penate a creare un posto di Super direttore in APT (forse i direttori che ci sono ora non bastano più?) dal costo di circa 90.000 Euro annui.
E' forse per i vostri amici?
Mentre i nuovi gabinetti in zona Luigion sono chiusi nel periodo invernale a causa del gelo, ora passato metà giugno sono chiusi con un bel cartello "GUASTO".
Il sottopassaggio a San Giovanni nella pista ciclabile è allagato senza nessuna segnalazione.
Questo purtroppo non è fare turismo!!!!
In Via Taglieda e Via Crosal si asfaltano le cunette sopra il porfido in modo da buttare l'acqua in mezzo alla strada, chissà come ghiaccerà bene l'inverno: Bravi!!!
In Via Bondi si realizza una bellissima pavimentazione ma purtroppo l'acquedotto e le fognature sottostanti hanno ca. 35 anni.
La stessa via viene asfaltata con circa 5 cm. di catrame (normalmente vanno 8-10 cm. di catrame grosso e 4-5 cm. di catrame fino) ma per il Sig. Biancotti nei lavori del nostro Comune 5 cm. bastano.
"Ma quanto dureranno?".
Ma quanti Geometri e Architetti stipendia il nostro Comune  per controllare i sopracitati lavori?
Amministratori, quando ritirate lo stipendio incominciate a pensare se ve lo siete veramente meritato.
A me non sembra proprio.
Vergognatevi!!!!
Aspetto con impazienza l'apertura di un ufficio per la trasparenza come avviene in tante pubbliche Amministrazioni.
                                                            Peri Savio

* * *

Pubblicato sul Restèl nòf di Maggio 2009

PARTONO LE ATTIVITA' DELL'ORATORIO "BENEFIZI"

Per gestire le attività dell’Oratorio c’è l’associazione “NOI  - Benefìzi
E’ aperto il sabato sera il salone dalle 20,30 alle 24°°


La Parrocchia “Santa Maria” in seguito ad una serie di incontri con i genitori dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti, per coordinare tutte le attività, ha scelto di costituire la “Associazione NOI Benefìzi” promotori di un progetto di educazione e formazione permanente sulle orme dei valori evangelici e della visione cristiana della società e dell’uomo.
L’associazione si è costituita con atto formale il 3 aprile 2009, con un Consiglio Direttivo che rimane in carica 4 anni ed è così composto:
Presidente: Marco Faccinelli
Vicepresidente: Alda Buzzetti
Segretaria: Elena Padellini
Tesoriere/bilancio: Athos Castellani
Consigliere: Moreno Galli
Consigliere: Laura Galli
Consigliere: Lindo Cusini
Assistente spirituale: Don Romano Trabucchi

Il tesseramento è aperto a tutti coloro che hanno a cuore l’educazione della gioventù di Livigno e la vogliono sostenere anche economicamente.
Iscrizione: 5 euro fino a 14 anni; 10 euro dai 14 anni in su
Il tesseramento si può effettuare presso il bar dell’Oratorio (campi da tennis “S. Rocco”) oppure dai membri del Consiglio Direttivo.

CERCASI SUPPELLETTILI PER L’ORATORIO!!!
Per abbellire l’Oratorio e renderlo più funzionale si cercano:
Tavoli, sedie, cassapanche per bar e salone;
Scaffallature (in legno o metallo);
Tende e tendoni;
Giochi di società;
Materiale audiovisivo per tempo libero e catechesi;
E’ possibile sponsorizzare la fornitura di attrezzatura come:
Televisore;
Lettore DVD
Videoproiettore;
Mixer e casse per diffusione musica;
Giochi (calcetti, ping pong, etc.)
Per le donazioni è indispensabile interpellare preventivamente i membri del Consiglio Direttivo personalmente, oppure tramite il recapito dell’associazione: 334/2616616.
Soprattutto si cercano collaboratori per attività creative, sportive, manuali (decoupage, lavorazione del legno, corso fotografico).
ATTENZIONE!!! Si cercano collaboratori (maschi, ma in particolare femmine) per promuovere, partecipare  ed organizzare tornei di calcio/pallavolo serali durante l’estate. Cell. 328/9533442.

PROPOSTE PER IL MESE DI MAGGIO
Apertura del nuovo salone presso l’Oratorio tutti i sabati sera dalle ore 20,30 alle ore 24°°;

Apertura bar bianco tutti i giorni dalle 14°° alle 18,30 (martedì giorno di chiusura);

Apertura sale dell’Oratorio:
LUNEDI':
attività di catechismo;
MERCOLEDI':
dalle 14,30 alle 16,30 Azione Cattolica Ragazzi;
GIOVEDI':
dalle 14°° alle 16°° corso di cucito/ricamo/maglia
dalle 14,30 alle 18,30: attività ricreative;
dalle 21°° alle 23,30 corso di cucito/ricamo/maglia per adulti;
VENERDI':
dalle 14,30 alle 17°° recital ragazzi/e delle Medie;
SABATO:
dalle ore 18°° incontri per adolescenti.

* * *

Pubblicato sul Restèl nòf di gennaio 2009

Di tutto un po'....

Cari Livignaschi, è ora di chiedere ai nostri amministratori che i benefici della zona franca vengano suddivisi fra tutti i livignaschi (buoni benzina ai residenti), come promesso in campagna elettorale e mai mantenuto dal rappresentante della Lega Narciso Zini.
Invece ci hanno pure tassato il gasolio da riscaldamento, forse per dare qualche soldo in più  dei nostri Diritti Speciali alla Provincia, dove come Presidente c'è uno della Lega.
Forse sarebbe utile controllare i contalitri sulle pompe dei distributori per verificare il consumo reale di gasolio da autotrazione rispetto a quello da riscaldamento.
     Inoltre, stiamo ancora aspettando il distributore comunale a calmierare i prezzi.
     Invece ci fanno pagare i rifiuti, oltre che l'I.C.I., anche sulle tee o rustici privi di servizi. Consiglio a chi si trova in queste condizioni di compilare un auto certificazione, scattare quattro foto all'interno/esterno della casa per documentare lo stato reale di questi edifici e consegnare il tutto all'Ufficio Tributi e così, dichiarando l'inagibilità della casa, non vi possono far pagare queste tasse.
      E poi, perché bisogna pagare tutta quella tassa sui rifiuti dei garage usati come tali?
      E, se invece di chiderci tasse su tasse si pensasse a recuperare l'I.C.I. dall'ex A.E.M. e E.K.W. per le loro strutture?

Il Comune è sempre a caccia di soldi, e poi come li usa?

1. per i nuovi gabinetti sulla pista ciclabile che funzionano una volta sì e dieci no e che d'inverno sono chiusi, forse perché il tubo dell'acqua gela (interrato solo 30-40 cm);
2. per costruire un ponte e una torre a 'Luigion', uno che serve solo ad intralciare la pista di fondo nell'unico punto obbligato, l'altra per guardare chissà cosa, nel punto più basso e 'coperto' da dossi;
3. per realizzare non uno ma due sentieri a 'Tòrt', con punti da scalare in arrampicata scavati nella roccia e con tratti già da palificare perché crollano. E per usare il sentiero un paio di mesi l'anno, vista la pericolosità della zona;
4. per costruire una strada nuova tra 'Teòla' e il 'Brùn', facendo quattro tornanti dove già c'era una strada meno impattante e più comoda, rovinando una palude e tagliando una pista da sci;
5. per costruire una caserma alla 'Forcola', con pavimenti in legno in camera, ora che la Svizzera ha aderito a 'Schengen';
6. per costruire gallerie alla 'Forcola', che alla prima valanga caduta han perso un pilastro;
7. per ingrandire anche quella del Gallo, e allargare la strada creando problemi di stabilità ai muri al passo stesso (e dove si è costruita la nuova galleria hanno pure usato gli spazi vicini come discarica per bitume, catrame, eccetera, nel Parco);
8. Costruire il parcheggio delle Scuole prima di queste a Trepalle;
9. Dare fogne e luce in Federia, mentre al 'Molìn' abitato da sempre, e alal Forcola, mancano;
10. continuare a dare soldi a una tele privata che si guarda bene dal rinnovare il contratto a chi fa il suo dovere e non guarda solo a cosa si fa di danno su un versante;
11. fare e rifare cunette a 'Domenion', con l'acqua che rimane nella caditoia e la auto che toccano sotto;
12. comprare una gran macchina alla Polizia locale, ma poi non avere i soldi per pagare ai Vigili gli straordinari dei servizi notturni.

E mi dite a che cosa serve il B.I.M., se non a permettere a qualcuno del gruppo a prendere lo stipendio e fare poco più di niente?
    E a che cosa serve far parte dell'ATO, se non forse ad aumentare la tassa su acqua e fogne?

Bisognerebbe anche risolvere una volta per tutte le questioni dei vari conflitti di interesse di chi sta in Commissione Edilizia e in ufficio, uno che opera sugli impianti di un versante, l'altro parente di chi gestisce quelli su quello opposto.

E mi chiedo perché qualcuno può realizzare  muri a confine della strada quando invece c'è chi deve adeguarsi al rispetto stradale?

Che cosa dire dei cani che circolano liberi per le strade e sentieri, pericolosi per le persone e per la selvaggina vista la gran quantità di neve di quest'anno?
E dei bidoni della raccolta differenziata stracolmi e con i rifiuti tutto attorno?

E, per questa volta, basta e avanza.
                                                                            SAVIO PERI

*  *  *

Pubblicato sul Restèl di agosto 2008

Perché i giovani prediligono il bar?

 Siamo un gruppo di ragazzi adolescenti che ci stiamo chiedendo come mai in un paese come Livigno, che dispone di numerose strutture adibite al ritrovo dei giovani (oratorio, casa in via Ràsia...), sia proprio il bar il luogo più "gettonato" per scambiarsi le proprie idee.
Sentiamo ripetutamente parlare i nostri genitori di Don Renato e di come sia stato capace di gestire i giovani, a quei tempi senza grandi strutture, ma con un grande spirito di iniziativa e soprattutto con la volontà di creare indispensabili momenti di aggregazione per portare avanti con semplicità dei sani valori.
Ci siamo guardati in faccia rendendoci conto che negli ultimi anni purtroppo la situazione è peggiorata.
Ma alla fine cosa vogliamo?
Forse nessuno di noi sa dare una risposta.
Sicuramente abbiamo bisogno di VERI animatori che sappiano guidarci nel difficile cammino che stiamo percorrendo.
Ma perché molti giovani che hanno vissuto dei bei momenti non sempre riescono a trasmettere quello che hanno imparato?
Magari perché non sono abbastanza stimolati. Ma da chi deve provenire questo stimolo???
I responsabili che dovrebbero garantirci una crescita educativa stanno facendo il loro dovere o si limitano al minimo indispensabile?
Sono al corrente delle nostre vere esigenze? Ci hanno ancora interpellati?
Noooooo....
In questo ultimo periodo si è parlato molto dei campeggi estivi: per esperienza possiamo dire che per noi era molto importante in quanto ci permetteva di ritrovarci e di confrontarci imparando a crescere ma, soprattutto ci sentivamo parte di un gruppo.
Abbiamo sentito dire che persone che si facevano in quattro per organizzare sabati alternativi ai Baitèl, meetings con altri paesi, incontri in oratorio, recital, slittate ed altre situazioni di incontro, sono state accusate di non aver fatto niente per noi. Perché?
E' forse meglio girovagare senza meta nei nostri numerosi bar a bere???
Abbiamo inoltre notato che si tende sempre di più a parlare dei giovani di Livigno ed a distinguerli in due gruppi ben precisi: i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, ma il problema non è solo questo senso di ipocrisia da parte di tutti ma bensì vedere e notare quanto si cerca di più di aiutare i buoni e mettere da parte i così detti cattivi....
Ma perché???
Non dovrebbe essere il contrario???
Ma non credete che il futuro di noi giovani sia dettato dalla decisione di poche persone.
Come è possibile inoltre pensare che queste persone hanno fatto e fanno ben poco all'interno della nostra comunità?
Per di più senza invitare quelle poche persone "tutto fare", mettendo da parte l'orgoglio cercando di ascoltare di più quelle che sono le nostre esigenze.
Vorremmo concludere questa lettera provocatoria che non è destinata ad offendere nessuno ma bensì a stimolare tutti a fare qualche cosa....
                                                                                                                              Gli scontenti Ragazzi del Bar

* * *

Pubblicato sul Restèl di agosto 2008

Grazie Prof. Clemente

 Un grande Prof
ha lasciato Livigno
e crediamo anche con
un velo di tristezza
che fa male al cuore.

 Vedere i suoi piccoli campioni
ormai adulti, sportivi agonisti, operai
laureati o papà di famiglia
e il tempo ha lasciato
nel cuore dei ragazzi
gratitudine e forza.

 Ci chiediamo se forse
due parole e un abbraccio
costano fatica dopo tanti anni
donati con il cuore
per il futuro dei nostri ragazzi.

Eppure con freddezza
chi non sapeva o voleva
chi semplicemente ha evitato
hanno dimostrato che tutto è d'obbligo.

Eppure i ragazzi stessi
con l'animo pieno di emozione
avrebbero voluto con tutto il loro
ardore e semplicità
dire, fare o progettare
qualcosa di semplicemente naturale.

Forse non tutti sono uguali
gli anni passano, volano
e tutto ci passa davanti
uguale ciò che esso sia.
Quanta tristezza pensare
tutto ci è dovuto.

Noi ci sentiamo di dire
ancora un grazie di cuore
cari Clemente e Raffaella
per tutto il vostro
operato serio e
importante.

Ci mancherete!
(seguono 23 firme)
 

                                                                                     * * *
Pubblicato sul Restèl nòf di luglio 2008

Realizzata una scultura a ricordo di Don Adriano

A poco più di un anno dalla scomparsa di Don Adriano, i genitori insieme ai bambini e alle insegnanti della Scuola d'Infanzia di Trepalle hanno voluto ricordare la sua figura attraverso un gesto semplice ma molto sentito.
E' nata così l'idea di pitturare, insieme a tutti i bambini, dei piccoli sassi sui quali sono stati poi disegnati tanti piccoli occhi, rivolti verso il cielo.
Gli occhi, in questo senso, simboleggiano uno sguardo che, durante l'anno trascorso, non è mai mancato né da parte dei bambini9 che, quotidianamente, rivolgevano le loro preghiere al Don, né da parte dei genitori che hanno collaborato e sostenuto la Scuola dell'Infanzia nelle sue attività e proposte.
I sassi così rappresentati sono stati poi inseriti in un tronco d'albero, scelto insieme a un artigiano di Trepalle, per ricavare una vera e propria scultura d'arte, creata all'altezza dei bambini per dare la possibilità ad ognuno di entrare in contatto.
A questo tronco è stata, infine, aggiunta una tavoletta di legno con inciso il pensiero che Don Adriano ha lasciato alle insegnanti prima di morire.
Il 4 giugno i bambini con i loro genitori e le loro insegnanti  si sono così riuniti davanti all'asilo e insieme alla Suora hanno posato la scultura in onore di Don Adriano e hanno innalzato la loro preghiera di ricordo e di ringraziamento per tutto ciò che ha donato e insegnato.
A breve verrà stampato anche un libricino che raccoglie le varie testimonianze all'interno della Scuola dell'Infanzia, per documentare, raccogliere le tante tracce lasciate da Don Adriano all'interno della scuola e alcuni momenti vissuti dopo la sua morte, quando, in primis, i bambini hanno espresso in vari modi il loro vissuto.
                                                                                             I genitori

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Pubblicato sul Restèl nòf di giugno 2008

A proposito di indennità ai terreni privati....

Spett.le Associazione Ski Pass Livigno
e p. c. al Sindaco di Livigno
          Direzione Al Restèl nòf

Oggetto: Proposta di revisione indennità di servitù di pista per terreni privati

      Io, sottoscritto Peri savio, sono venuto in possesso di documenti che riguardano la costituzione di una Commissione Piste composta da Flavio Claoti, rappresentante nominato dal Comune, Valentino galli, rappresentante degli impianti di risalita, Giorgio Silvestri, in rappresentanza dei proprietari dei terreni, Commissione che nella riunione del 24.04.1992 ha determinato l'indennità per servitù di passaggio piste su terreni privati quantificandola, per la stagione 1990/1991, in lire 200 al mq. per il diritto di servitù e lire 100 al mq. a titolo di rimborso delle spese conseguenti la pulizia e la sistemazione dei terreni interessati alla servitù, importi da adeguare all'indice ISTAT del mese di settembre di ogni anno.
     Ora, a parte il fatto che la Commissione esiste solo sulla carta e non è più stata chiamata a deliberare, chiedo se è equo assegnare ai proprietari dei terreni interessati alla servitù di passaggio l'aver anno per anno aumentata l'indennità in base ai dati ISTAT, quando invece l'aumento per le tessere vendute per la maggiore da parte dell'Associazione Ski pass risulta ben superiore all'indice ISTAT.
      E' vero che gli impiantisti hanno investito molto dal punto di vista economico sia per adeguare e modernizzare gli impianti di risalita che per dotarli di impianto di innevamento artificiale. E' però evidente a tutti come di conseguenza sono aumentati, oltre che le tariffe delle tessere, specialmente il numero dei passaggi orari, giornalieri e stagionali sugli stessi impianti, come pure sono variati in aumento gli importi assegnati per ogni passaggio in base alla tipologia del nuovo impianto in sostituzione di quello precedente.
Non a caso risulta che gli incassi degli impianti di risalita dal 1991 al 2007 sono incrementati di ben oltre il 150%, quindi molto più dell'incremento Istat assegnato ai proprietari di terreno che, tra l'altro, con la neve artificiale, assistono al depauperamento dei propri fondi.
      Confidando in una revisione dell'indennità di servitù di pista per i terreni privati, e nella ricostituzione di una commissione ad hoc per discutere di questa questione, presenti rappresentanti effettivi di fondi che però non siano anche proprietari o gestori di impianti di risalita, invio cordiali saluti.

Peri Savio

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Pubblicato sul Restèl nòf di febbraio 2008

Spett.le Al Restèl nòf

      Scrivo al giornale per mettere a conoscenza i livignaschi di quello che mi è accaduto di recente.
      Con la mia macchina, un pick up vuoto, il 23.12.2007 mi sono recato a Zernez. Una volta giunto all'incasso, ho detto al personale di servizio che ero residente a Livigno. Il personale mi ha chiesto 11 euro per il passaggio nel tunnel.
Io ho protestato, facendo presente che, per tutti i residenti di Livigno, non è previsto il pagamento del pedaggio dal 1° dicembre 2007, come scritto proprio sul Restèl del mese di novembre 2007.
      Il personale addetto mi ha fatto presente che, per gli autocarri anche di Livigno, è previsto il pagamento del pedaggio. Non convinto del tutto, ho pagato. E così al ritorno.
Mi sembra un'ingiustizia, perché prima del dicembre 2006, anche a bordo di vetture-autocarro, non ho mai pagato proprio perché residente a Livigno.
      A voi sembra giusto che noi residenti, anche chi ha un pick up o una jeep registrata come autocarro, si debba pagare?
Grazie per l'attenzione.
Lettera firmata

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Pubblicato sul Restèl nòf di novembre 2007

Grazie all’intervento del Restèl nòf. Per i passaggi al tunnel Munt la Schera per i livignaschi  si torna come prima del dicembre 2006

           Dopo aver pubblicato la lettera di Achille Castellani indirizzata all’E.K.W. riguardante il fatto che i livignaschi, dal dicembre 2006, in determinati casi sono costretti a pagare il pedaggio anche trovandosi alla guida delle proprie auto private, come direzione del Restèl abbiamo chiesto, ed ottenuto, di incontrare i vertici della società idroelettrica.
Abbiamo intervistato a lungo il Direttore dell’E.K.W., ottenendo inoltre che, dal 1° dicembre 2007, si torna come a prima del dicembre 2006: tutti i livignaschi alla guida di un auto privata potranno transitare gratuitamente nel tunnel Munt la Schera.
Questo il testo dell’intervista riguardante la cancellazione del pedaggio per i residenti di Livigno come stabilito nel dicembre 2006.
Per il resto della lunga intervista che tocca diversi ambiti e temi riguardanti il tunnel vi rimandiamo ai prossimi numeri del giornale.

            Restèl: Come mai l’E.K.W. riguardo il tunnel “Munt la Schera” è passata dalle tariffe a persona al pedaggio per macchina, aumentando nel contempo il costo del transito?
                E.K.W.
: “ Il motivo principale di questo cambiamento è che abbiamo voluto aumentare le tariffe per far fronte agli investimenti fatti per adeguare il tunnel alle norme di sicurezza.
Quindi abbiamo deciso di far pagare una tariffa per ogni automezzo e non più una quota per persona per evitare incolonnamenti al casello del pedaggio
”.
                Restèl: Riguardo le tariffe differenti per i residenti di Livigno, come mai non sono state praticate le tariffe come prima, nel senso che tutti i residenti di Livigno alla guida di un auto privata hanno diritto a transitare gratis nel tunnel?
                E.K.W.
: “Abbiamo ritenuto giusto chiarire una volta per tutte chi aveva diritto al passaggio gratuito nel tunnel, visto che il “Patto di Lugano” stipulato tra E.K.W. e Comune di Livigno prevedeva il dirittodi transito gratuito ai soli “naturali” di Livigno.
Abbiamo pertanto incaricato un legale per avere una interpretazione giuridica del termine “naturale”.
Non avendo avuti chiarimenti precisi in giurisprudenza sul significato della parola, abbiamo deciso di concedere il diritto a tutti i residenti domiciliati a Livigno, a patto che guidi una macchina privata, non un mezzo pubblico come taxi o pullman o camion adibito a trasporto merce per commercio.
Abbiamo inoltre stabilito che, se su una vettura privata guidata da un abitante di Livigno erano presenti più del 50% di persone non residenti a Livigno, si faceva pagare la tariffa intera
”.
                 Restèl: Ma alcuni abitanti di Livigno si sono lamentati per questa scelta: perché così facendo deve pagare anche chi ha diritto di transitare gratuitamente…
                 E.K.W.
: “La  decisione è stata presa per rendere più semplice il lavoro ai nostri dipendenti dell’incasso e per non creare code, senza pensare alle conseguenze della nostra scelta.
E poi, ufficialmente non abbiamo registrato tanti reclami da parte della gente di Livigno. Pagavano e basta
”.
                Restèl: Achille Castellani vi ha scritto una lettera lamentandosi della vostra scelta. E l’ha inviata sia al Comune per conoscenza che al nostro giornale.
Come risponde l’E.K.W. a questa lettera?
                E.K.W.
: “Abbiamo incontrato più volte il signor Achille in seguito alla pubblicazione sul vostro giornale della sua lettera.
Siamo andati a rivedere le carte riguardanti la questione dei transiti gratuiti nel tunnel, decidendo di rivedere la nostra posizione riguardo le ultime tariffe stabilite per i residenti di Livigno.
Effettivamente la questione non era stata ponderata molto bene da parte nostra, visto che ci ha creato diversi problemi anche di ordine pratico, nel senso che gli addetti all’incasso dovevano farsi dare i documenti per verificare quanti effettivamente erano i residenti di Livigno su un automezzo, perdendo tempo e creando code
”.
                Restèl: La vostra scelta quindi non è stata fatta per incassare più soldi?
                E.K.W.
: “No. Anche perché, effettivamente, non abbiamo incassato più soldi con questo sistema.
Abbiamo sbagliato e abbiamo deciso che, quando variano gli orari di transito, dal 1° dicembre 2007, per gli abitanti di Livigno si torna come prima del dicembre 2006: tutti gli abitanti residenti e domiciliati a Livigno che viaggiano sulle auto private potranno transitare gratuitamente nel tunnel.
Possiamo farlo solo dal 1°dicembre perché dobbiamo registrare e correggere in questo senso tutti i macchinari che si trovano all’incasso
”.
               Restèl: Qualche rappresentante del Comune, dopo che avete cambiato le tariffe in senso peggiorativo anche per i residenti a Livigno, ha chiesto degli incontri con l’E.K.W.  per discutere la questione? Ha reclamato?
                E.K.W.
: “Reclami scritti, diciamo ufficiali, non ne abbiamo ricevuti: né dal Comune e né da altri Enti.
Noi ci incontriamo tutti gli anni in primavera con le vostre Autorità e anche il vostro Comune, per vedere come è trascorso l’anno . E lì in quella occasione qualcuno del Comune si è lamentato.
Ma non è stato fatto nessun atto, nessun passo ufficiale, per discutere di questa questione.
E vorrei ricordare che il tunnel è privato dell’E.K.W.
”.
            Restèl: Ci assicurate ufficialmente quindi che tutto torna come prima del dicembre 2006 per i livignaschi?
                 E.K.W.
: “Sicuramente sì.
Regoleremo con i tecnici le macchine per renderle operative entro il 1° dicembre
”.

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Pubblicato sul Restèl nòf di settembre 2007

A proposito del pedaggio al tunnel "Munt la Shera"...

Al Consiglio di Amministrazione della Engadiner Kraft Werke Zernez
e p. c.:
Amministrazione Comune di Livigno
Al Restèl nòf

Oggetto: mutazione al transito Munt la Schera

          Egregi Signori,
La circolare del tardo autunno 2006, che comunica la modifica al tariffario inerente al tunnel in parola, è causa di malcontento da parte degli utenti, personalmente segnalato in sede E.K.W. in data 12.01.2007, incontro con il Direttore Sig. Peter Molinari, e il suo vice Sig. Roland Andri, i beneficiari sono persuasi che l'E.K.W. abbia travisato in modo unilaterale il contenuto dello (Schema del 18.09.1963, e ripetuto in modo definitivo alla ratifica della compravendita del 13.07.1967) che canta: ... UNA VOLTA ULTIMATE LE OPERE DI COSTRUZIONE DEL SERBATOIO, OVE LA GALLERIA E LA STRADA NON LI TRASFERISCA AL CANTON GRIGIONI, LA E.K.W. PERMETTERA' IL LIBERO TRANSITO GRATUITO AI SOLI NATURALI DI LIVIGNO...
       La delusione per il ridimensionamento del valore concordato è ancora maggiore considerando che l'infelice decisione della E.K.W. ha offeso in modo pesante la popolazione di Livigno, e la generazione dello scrivente in modo particolare che hanno vissuto il percorso conseguente all'invaso della bassa valle, che ha sommerso molto dei loro averi, prati, case, casolari, ma che alla fine con grande sofferenza, ceduto anche in virtù delle rassicuranti garanzie ottenute, specialmente la clausola N. 7 dello Schema, vedere sopra, ora parzialmente ridotto in modo sgradevole, e ingiusto, dalla E.K.W. stessa, che in determinati casi costringe anche l'avente diritto a pagare per intero il pedaggio, es. 1, 2, 3, etc..
      Rispettando la sovranità della E.K.W. sull'invaso, infrastrutture, e quant'altro tunnel compreso, e assicurando di non essere strumento di nessun colore politico, ma di avere concepito la presente perché direttamente coinvolto in modo fastidioso avendo seguito da vicino, molte volte testimone oculare per vicende maturate, necessarie per la realizzazione delle opere riguardanti il bacino dello Spoel.
       A buon fine sono fiducioso che la E.K.W. riveda la ferita causata, e rimedia concedendo sempre, e comunque il transito gratuito ai cittadini di Livigno in modo incondizionato come del resto praticato da oltre 35 anni.

Ringraziando della Vostra ospitalità,
Cordialmente                                          (Achille Castellani)

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Pubblicato sul Restèl nòf di luglio 2007

Si party no alcol”, in aprile tante iniziative a Livigno
Una campagna d’informazione sui rischi ed i problemi legati al consumo di bevande alcoliche.

“Si party, no alcol” è lo slogan che, in occasione del mese di Prevenzione Nazionale dei rischi e problemi legati al consumo di alcol, ha riunito diverse iniziative promosse, a Livigno, dall’Istituto Comprensivo di Scuola Primaria e Secondaria di primo grado, con la collaborazione dell’Associazione Club Alcolisti in trattamento, ACAT, e la Polizia Locale.
      L’istituto Comprensivo di Livigno ha fatto proprio il concetto che . “educare” significa prima di tutto indurre comportamenti corretti, per cui l'insegnamento delle discipline deve perseguire non solo lo scopo di far acquisire agli studenti gli strumenti, i concetti, i metodi, i contenuti relativi al proprio campo disciplinare, ma di promuovere anche la capacità di fare buon uso delle conoscenze e abilità e di maturare comportamenti corretti e responsabili in varie situazioni di vita.
    L’educazione alla salute, intesa più propriamente come “educazione promozionale alla salute”, rappresenta un aspetto essenziale del processo formativo globale, volto a promuovere nell’alunno la capacità di partecipare in modo costruttivo alla vita della collettività e a stimolare quel senso di responsabilità necessario a salvaguardare sia la salute propria che quella collettiva.
    
L’alcol è uno dei più pericolosi fattori di rischio per la salute dell’uomo e rappresenta, insieme al fumo, una delle principali cause di mortalità e morbilità. Il danno causato dall’alcol, oltre che al bevitore, si estende alle famiglie e alla collettività, gravando sull’intera  società.
      E’ per queste ragioni che l’Istituto Comprensivo ha voluto mettersi al centro
di una iniziativa di prevenzione e sensibilizzazione rivolto all’intera comunità locale, coinvolgendo i giovani e tutti gli adulti che con loro intrattengono relazioni significative.
     
Le attività, coordinate dalla Prof.ssa Sosio Michela, hanno visto impegnati gli alunni delle classi seconde e terze della Scuola secondaria, i loro docenti e i loro genitori.   
    
Le iniziative adottate del mese di prevenzione alcologica, interamente sostenute dalla scuola con i fondi della vincita del concorso “Per non berti la vita” voluto dalla Prefettura di Sondrio, nell’anno scolastico 2005-2006, sono state numerose: corsi di sensibilizzazione per docenti e per le famiglie degli alunni tenuti dagli esperti ACAT Francesco Marini e Angelo Tedioli, lezioni agli alunni con gli insegnanti sensibilizzati, incontri degli alunni con la psicologa Simona Fattorini, visione del film “Amarsi”, incontro con il comandante Cristoforo Franzini e gli agenti della polizia locale e test con l'etilometro.
  
Tutte le attività, tese a promuovere uno stile di vita salutare, hanno ribadito l’esistenza di legami evidenti tra consumo di alcol e la violenza, i comportamenti sessuali a rischio, gli incidenti stradali, gli infortuni sul lavoro e i danni fisici permanenti.
   
Gli alunni hanno infine ideato lo slogan e il logo per la loro campagna in concomitanza con il mese di prevenzione alcologica. Tutti apprezzabili i lavori degli alunni, ma in particolare sono state premiate per il loro valido apporto nella realizzazione del logo le alunne Elisa Pedrana e Dura Margherita, mentre per l’ideazione dello slogan è stata premiata Martinelli Martina.
    
A chiusura di questo progetto è stata infine organizzata dalla scuola una corsa podistica per la salute, il giorno sabato 28/04/2007. La corsa si è snodata lungo le vie del paese situate nella zona pedonale, a partire dal Plazal dali Sckola attraversando la “Via dala Gesa”, la “Via Plan” sino alla fine di “Via Fontana” tra un folto e interessato pubblico di compaesani e turisti e ha visto un sentito coinvolgimento da parte di tutti gli alunni, i docenti, il personale ATA e la Dirigente Raffaella Giana, che per l’occasione hanno indossato con orgoglio la t-shirt con lo slogan e il logo da loro ideati.
                                                                                (
Prof.ssa Michela Sosio)

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pubblicato sul Restèl nòf di giugno 2007

SPORT E DISABILI: DUE GRANDI EVENTI SPORTIVI E CULTURALI A LIVIGNO

         Il 2007 ha segnato una tappa particolarmente significativa nel percorso che da anni caratterizza la comunità di Livigno, qualificandola come una delle realtà più importanti a livello nazionale per quanto riguarda l’accoglienza e la valorizzazione delle persone con disabilità.
    Il nostro paese ha infatti ospitato due manifestazioni sportive di grande rilevanza: e se le Olimpiadi sulla Neve, giunte quest’anno alla XVIII° Edizione, non costituiscono una novità, i Giochi Nazionali Invernali Special Olympics Italia hanno invece rappresentato un momento di notevole interesse, che ci ha portati all’attenzione della cronaca nazionale.
     Una pianificazione inappuntabile e una efficiente macchina organizzativa, che ha saputo far fronte ai noti problemi di clima e di innevamento della stagione invernale appena conclusa, ha avuto un grande successo riconosciuto da tutti i partecipanti.
    Inoltre i due eventi sono stati i motori di una formidabile pubblicità per una località turistica che sa rispondere efficacemente alle esigenze più diverse, con una diffusa valorizzazione dell’immagine di Livigno che non potrà non portare a ulteriori ricadute positive sull’economia, sulla cultura e sulla qualità della vita nel nostro paese.

 GIOCHI NAZIONALI INVERNALI SPECIAL OLYMPICS ITALIA

       Dal 19 al 23 marzo 2007 si sono svolti a Livigno i XVIII Giochi Nazionali Invernali Special Olympics Italia: una manifestazione molto importante, organizzata con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Camera dei Deputati, oltre che del Ministero della Solidarietà Sociale e del Ministero  per gli Affari Regionali e le Autonomie Locali; e inoltre con il patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia di Sondrio e del Comune di Livigno. Insomma, è stato un evento di importanza nazionale, fortemente sostenuto anche dalle Amministrazioni locali.
      La nostra realtà non è nuova a eventi di questo genere: tutti sanno che da anni ormai si organizzano le Olimpiadi sulla neve per disabili. Ma questa volta abbiamo assistito ad una manifestazione di rilevanza nazionale, in quanto emana direttamente da Special Olympics Italia.

Cerchiamo di illustrare a grandi linee, di che cosa si tratta.
     Il programma Special Olympics fu creato nel 1968 da Eunice Kennedy Shriver, sorella del Presidente John F. Kennedy, che, a partire dagli inizi degli anni sessanta e per più di tre decenni, spese le sue energie per iniziative volte a migliorare la qualità della vita per individui con ritardo mentale. Da allora il programma è cresciuto velocemente, espandendosi a livello nazionale e internazionale.
      Special Olympics International (S.O.I.) ha sede a Washington e la sua direzione generale è composta da uno staff di circa 80 persone.
      In un protocollo d’intesa firmato il 15 febbraio 1988 la Commissione Olimpica riconobbe ufficialmente Special Olympics International e sancì la collaborazione con questo organismo come rappresentante degli interessi degli atleti con handicap mentale.
      Il riconoscimento da parte del C.I.O. implica la solenne promessa e la responsabilità di condurre gli allenamenti e le gare in accordo con i più alti ideali del movimento olimpico internazionale, e l’impegno a vigilare e proteggere l’uso del termine “olimpico” da qualsiasi abuso o sfruttamento.
      Compito dello Special Olympics è quello di assicurare ogni anno allenamenti e gare atletiche in varie discipline sportive. Si rivolge a persone dagli 8 anni di età in su che abbiano un handicap mentale, in modo da offrire loro l’opportunità di sviluppare la forma fisica e di potenziare le proprie capacità motorie, ma soprattutto di potersi mettere alla prova e di mostrare gioiosamente i propri talenti e i progressi ottenuti, condividendo l’esperienza con le persone care e creando rapporti di amicizia con altri atleti e con la comunità.
      Special Olympics è attualmente presente in oltre 160 paesi del mondo e interessa più di 1.700.000 atleti, ragazzi e adulti con disabilità intellettive, organizzati in 200 programmi nazionali che curano la pratica di 26 discipline sportive.
     Special Olympics Italia è’ la filiale italiana della organizzazione mondiale. In Italia il programma Special Olympics è operativo dal 1982 ed è stato fatto proprio ed integrato nelle attività della FISD (Federazione Italiana Sport Disabili), organismo ufficiale del Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Dall’inizio del 2000 è stata creata Special Olympics Italia, associazione indipendente e senza fini di lucro, che ha ottenuto l’accredito ufficiale dell’organizzazione internazionale: Ad essa la FISD ha affidato il programma e l’organizzazione dell’attività motoria e sportiva dei disabili mentali. Nel mese di ottobre del 2001 è stata firmata la convenzione che regola i rapporti tra FISD e Special Olympics. Gli atleti disabili mentali coinvolti nel programma S.O. Italia sono circa 6500, riuniti in più di 200 società sportive con diverse centinaia di tecnici e con 17 team regionali. Per quanto riguarda la Regione Lombardia, Special Olympics è presente ed operativo in tutte le province.
     Special Olympics Italia cerca con ogni mezzo di attuare nel nostro paese iniziative volte a consentire l’integrazione sociale delle persone disabili, affinché possano essere pienamente accettate e rispettate e abbiano la possibilità di diventare cittadini utili e produttivi.
      Lo scopo dell’organizzazione Special Olympics è infatti quello di offrire delle concrete opportunità alle persone con handicap affinché, con adeguato sostegno, possano partecipare a sport individuali e di squadra che favoriscono il processo di autonomia, il potenziamento delle capacità individuali e lo sviluppo delle relazioni interpersonali.
      S.O.I. prepara gli atleti alle competizioni con allenamenti regolari e con i consigli nutrizionali e fisici essenziali per una efficiente pratica sportiva. Le gare non hanno carattere fortemente competitivo o agonistico, ma sono importanti perché si svolgono tra persone disabili che hanno uguali capacità, e sono perciò la sede più appropriata per misurare i progressi e offrire continui stimoli al miglioramento, sia sul piano psico-fisico, sia a livello relazionale.
      Il giuramento di Special Olympics sintetizza efficacemente la filosofia che sta alla base del programma: “Che io possa vincere, ma se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze”. Questa frase è stata pronunciata per la prima volta da Eunice Kennedy Shriver a Chicago, ai primi Giochi Internazionali Special Olympics del 1968. In tutti i Giochi successivi gli atleti hanno recitato questo motto, in un rituale che apre ogni manifestazione e che rinforza la convinzione per cui gli atleti si sforzano di vincere, come è ovvio, ma soprattutto si impegnano con tutte le loro forze per dare il meglio di sé e per raggiungere il migliore successo personale.
     I XVIII Giochi Nazionali Invernali Special Olympics Italia hanno rappresentato la prima tappa importante degli eventi Special Olympics Italia del 2007, che a partire da questa iniziativa si svilupperanno nel corso dell’intero anno, per culminare nella partecipazione di una folta Delegazione di Atleti ai Giochi Mondiali di ottobre a Shangai. Mai come quest’anno le adesioni degli atleti sono state tanto numerose: si è infatti raggiunto il record di iscrizioni, che è già un successo degno di nota.
      Tuttavia nella settimana precedente l’inizio della manifestazione gli organizzatori hanno vissuto momenti di vera tensione: il grande caldo scioglieva inesorabilmente la neve, e c’era il fondato timore di non riuscire a preparare la pista per le gare di sci di fondo e con le racchette da neve. Le giornate del sabato e della domenica (17 e 18 marzo) precedenti l’arrivo delle delegazioni sono state frenetiche: numerosi camion di neve sono stati portati e scaricati sulle piste, che sono tornate miracolosamente ad essere agibili, e senza un aggravio di costi per l’organizzazione: infatti hanno lavorato gratis sia gli autisti dei camion, sia le numerose persone che hanno distribuito e battuto la neve sui percorsi di gara. E poi ci ha messo uno zampino la Provvidenza: il lunedì le temperature si sono notevolmente abbassate, la neve si è consolidata e la qualità delle piste ha superato ogni aspettativa: ancora una volta eravamo pronti, anche se avevamo temuto di non farcela… E il tempo è rimasto freddo per tutta la durata della manifestazione, così che il programma previsto è stato attuato regolarmente, con una sola variante: infatti gli organizzatori, temendo le bizze di un clima che si fa ogni anno più imprevedibile, hanno preferito pianificare le gare in modo che si svolgessero solo di mattina, prima che eventuali innalzamenti di temperatura rendessero le piste meno agevoli creando degli svantaggi agli  atleti in competizione. Anche l’orario delle riunioni tecniche è stato modificato: a parte la prima, che si è tenuta come previsto alle ore 21 di lunedì 19 marzo, tutte le altre hanno avuto luogo direttamente sui campi da sci, alla fine delle gare della mattinata, anziché alle ore 18, con il vantaggio di garantire una maggior libertà di movimento ai responsabili nel corso del pomeriggio. Va sottolineato che l’efficienza e la professionalità dei maestri di sci, dei cronometristi e di numerosi volontari ha permesso di concludere sempre le gare e le relative premiazioni sul campo entro l’ora di pranzo, con uno sforzo collettivo che i dirigenti nazionali Special Olympics e tutti i partecipanti hanno apprezzato e lodato in più occasioni.

Gare

          La Cerimonia di Apertura, secondo il protocollo olimpico, ha creato una magica atmosfera nel percorso che porta dalla Chiesa Parrocchiale alla Plaza dal Comun. L’allegra sfilata ha visto atleti e accompagnatori  festeggiati da un pubblico attento e caloroso: con passi e applausi ritmati dalla banda si sono visti avanzare i bambini e i giovani dello Sci Club, i maestri di sci, i ragazzi del Catechismo con coloratissimi cartelli di benvenuto e di incitamento agli atleti, il gruppo folk e gli adulti nei costumi tipici del paese, a cui si univano molti abitanti di Livigno e i numerosi volontari che per tutta la durata dei Giochi hanno accompagnato i gruppi con grande disponibilità ed efficienza. Moltissimi gli atleti disabili – o meglio, diversamente abili, come si preferisce chiamarli, per evidenziare le loro potenzialità piuttosto che i loro limiti – ben 190 iscritti alle gare, in rappresentanza di 31 delegazioni provenienti da 10 regioni d’Italia (soprattutto dal nord, ovviamente). Essi sono stati i protagonisti di tre giornate straordinarie, in cui si sono sentiti accolti, coccolati e apprezzati da tutti.
        Dopo l’accensione della fiaccola olimpica è stata innalzata al cielo la bandiera degli Special Olympics, in un’atmosfera resa ancora più festosa e solenne dall’Inno di Mameli cantato da Anna, una bambina di Livigno di 11 anni, che ha commosso un po’ tutti i presenti anche se, per pudore, nessuno voleva darlo a vedere… Le autorità intervenute hanno reso omaggio agli Atleti ed alle delegazioni: il Vicesindaco Narciso Zini, la Presidente dell’Handy Sport Maddalena Mottini e il Board Chair Special Olympics (Direzione Nazionale S.O. Italia) Alessandro Palazzotti, hanno rivolto loro cordiali apprezzamenti e calde parole di benvenuto.
      Nei giorni successivi le gare si sono svolte rispettando il programma, anche se sono state concentrate in modo da potersi concludere entro l’ora di pranzo. Martedì 20 marzo ci sono state le attività di ricognizione sulle  piste e gli allenamenti, seguite dalle gare di selezione e dalla valutazione dei vari livelli degli atleti in gara; poi, a partire dal giorno successivo, siamo entrati nel vivo delle competizioni con le gare di Sci Alpino (Slalom Gigante, Slalom Speciale e Discesa Libera), di Snowboard, di Sci Nordico (50m, 100m, 500 m, 1Km, 3Km, 5Km e Staffetta 1° e 2° livello) e con le Racchette da Neve (25m, 50m e Staffetta 4x25 per il 1° livello; 100m, 200m, 400m e Staffetta 4x100 per il 2° livello).
      Nelle staffette di Sci Nordico e con le Racchette da Neve, che si sono svolte nella mattinata di venerdì 23 marzo, sono stati coinvolti anche i ragazzi delle Scuole Medie, organizzando delle “staffette unificate” (composte da due atleti disabili e due studenti) che rientrano a pieno titolo nel Programma Ufficiale delle gare e che hanno offerto uno splendido esempio di collaborazione e di socializzazione solidale.
      Va ricordata inoltre in modo particolare la bella prova di Triathlon che si è svolta giovedì pomeriggio, vale a dire la Staffetta di Sci Alpino, Racchette da Neve e Sci Nordico, in cui ciascuno dei tre atleti in gara era accompagnato da uno dei ragazzi del Catechismo. La partecipazione di questi ultimi era essenziale, anche perché – non essendoci scuola al pomeriggio – il compito non avrebbe potuto essere affidato ad altri ragazzi: la capacità organizzativa del gruppo del Catechismo è quindi stata preziosa ed insostituibile! Naturalmente si è trattato di una prova al di fuori delle classifiche ufficiali, ma ha suscitato l’entusiasmo di tutti, salito alle stelle grazie alle presenze straordinarie di Don Marco, di Don Francesco e dell’intero staff organizzativo di Roma, compreso il “grande capo”, vale a dire il board chair Palazzotti.
    Sui campi delle gare di Sci Alpino un potente elemento di attrazione è stato offerto dalle Iene, famosissimo gruppo di star televisive intervenute insieme alla gloria locale Giorgio Rocca: in questa occasione è stato girato un servizio con tre atleti dello Special Olympics (Giorgio Giacomelli e Roberto Stampa dell’Handy Sport, insieme ad Angela Galluzzi del C.S.Orobico) messo successivamente in onda su Italia 1. Queste celebrità hanno ovviamente richiamato un vasto pubblico, che è rimasto fino alla fine anche perché le premiazioni sono state fatte proprio da loro, con grande gioia degli atleti e con entusiastica animazione di tutti i presenti.
     
Non staremo a parlare dei risultati delle competizioni, di classifiche e di vincitori nelle varie prove. Chi era interessato a questo aspetto della manifestazione ha potuto verificare graduatorie e tabelle dei tempi nel corso delle gare e delle premiazioni, grazie all’impeccabile organizzazione logistica, e sulla stampa dei giorni successivi. Diremo solo – per il giusto riconoscimento dovuto al merito dei nostri atleti – che l’Handy Sport di Livigno si è classificata bene tra le Società partecipanti, e che tutti i ragazzi hanno contribuito al raggiungimento di questa importante affermazione.
       A chi ci segue è noto da tempo che mai come nel nostro caso è vero l’antico adagio: “L’importante non è vincere, ma partecipare”. In questo spirito e con questa convinzione, noi pensiamo che ognuno dei concorrenti sia stato un vincitore: la posta in gioco è stata la sfida con se stessi, con le proprie difficoltà, con le proprie insicurezze; e ogni singolo atleta è uscito vincitore grazie alla sua determinazione ed al suo impegno, grazie al calore del proprio gruppo e del pubblico, grazie alla presenza entusiastica della gente e alla disponibilità dei volontari.

 …Ma non solo gare

      Se le competizioni sono state al centro degli Special Olympics di mattina, alla sera le luci della festa si sono accese su eventi non meno importanti e significativi.
     Martedì 20 marzo ha avuto luogo, al Campo della Scuola di Sci, la Serata Surprise, con manifestazioni accompagnate dalla fisarmonica di Carla.  I Maestri di Sci nel loro show si sono prodotti in diversi numeri spettacolari, mentre il Gruppo Costumi Tipici si è esibito portando ai piedi gli sci del bel tempo andato. La serata si è chiusa in bellezza con un grande falò e con i cori partecipati e coinvolgenti di canti tipici della montagna.
     Mercoledì c’è stata la suggestiva “Serata di Gala” in quota presso il Rifugio Mottolino. Anche qui le note della fisarmonica di Carla hanno accompagnato il generale divertimento, intrecciandosi ai suoni della chitarra dei “Ragazzi del ’49”, un insostituibile gruppo di volontari che hanno curato l’animazione della festa. Grande successo ha riscosso la discesa in notturna con l’Ovovia, anche se qualcuno particolarmente suggestionabile ha provato qualche brivido di paura.
     Ma l’apice dei festeggiamenti si è raggiunto nella serata di giovedì 22 marzo, con la Serata Danzante presso la sede polifunzionale della Plaza Placheda e con le Premiazioni delle Società che hanno partecipato agli Special Olympics. La festa, già abbastanza calda e partecipata, ha raggiunto il suo culmine con l’arrivo di Giorgio Rocca, che è stato immediatamente circondato da ammiratori a caccia di autografi e poi, quando è riuscito a raggiungere il palco, ha salutato gli atleti rivolgendo loro un caloroso augurio per il futuro e regalando a tutti un cappellino con la sua firma. Sul palco c’era anche Katia Zini, olimpionica dello short track, che ha dato il benvenuto agli atleti ed ha firmato una grande quantità di autografi. Grande successo anche per il Trio Medusa delle Iene, che ha intervistato con il solito brio Giorgio Rocca sul palco ed ha costituito un irresistibile polo di animazione, in un clima di allegria e di cordialità generale che ha chiuso degnamente questo straordinario evento sportivo.

 OLIMPIADI SULLA NEVE

      Dal 16 al 19 aprile 2007 si sono svolte le XVIII Olimpiadi sulla Neve, una manifestazione che Livigno ospita da anni con un’organizzazione ormai collaudata e con un grande successo di partecipazione e di pubblico.
    Numerosi gli atleti partecipanti, per un totale di trentanove gruppi provenienti da varie province italiane: Sondrio, Como, Lecco, Lodi, Milano, Bergamo, Brescia, Mantova, Pavia, Ferrara, Rovigo e Parma.
     Anche  in questa occasione non sono mancate le preoccupazioni nelle giornate precedenti: le alte temperature, decisamente anomale, registrate da settimane, avevano causato un precoce scioglimento della neve e facevano temere per la possibilità concreta di dover stravolgere il programma per mancanza di “materia prima”. Invece, grazie alla Scuola Sci Inverno-Estate, si sono potute approntare delle piste all’altezza delle aspettative; e così il sole splendente non è stato più vissuto come una minaccia, ma come un elemento in più per godere di giornate stupende e indimenticabili.
     Come era avvenuto per gli Special Olympics, le competizioni si sono svolte tutte al mattino, prima che la neve cominciasse a sciogliersi per il gran caldo. Martedì ha avuto luogo la gara di slittino, mercoledì quella di sci di fondo e giovedì la prova di autonomia.
     Perciò la sfilata di apertura si è svolta a manifestazione già iniziata, e cioè nel pomeriggio di martedì 17 aprile, con un folto pubblico in cui una parte vivace e allegra era svolta dai numerosissimi bambini delle Scuole per l’Infanzia e di molte classi delle Scuole Elementari.
     Importante e di grande richiamo la presenza di Marianna Longa e Katia Zini, le nostre campionesse di Sci Nordico e di Short Track, che hanno accompagnato lungo tutto il percorso l’atleta che portava la torcia la cui accensione nella Plaza dal Comun ha dato ufficialmente il via alle Olimpiadi.
     La presidente dell’Handy Sport e il Vicesindaco con i loro discorsi inaugurali hanno dato il benvenuto agli atleti e ai gruppi, accolti nella piazza dalla splendida cornice formata dai Maestri di sci, dal Gruppo Folkloristico e dal Gruppo dei Costumi Tipici.
     La serata culturale, efficacemente intitolata “Diversamentexpo”, ha visto esposti negli stand i prodotti realizzati dai CDD e dai vari gruppi, che erano stati invitati a portare a Livigno i lavori più significativi portati a termine nella loro programmazione.
     Il pubblico ha dimostrato curiosità e apprezzamento per la grande varietà di oggetti esposti, che si potevano anche acquistare: quadri realizzati con diverse tecniche, lavori di découpage e di ricamo, prodotti in ceramica e vetro e fiori coltivati nelle serre.
     Per il pomeriggio di mercoledì 18 aprile era prevista la passeggiata con le racchette da neve, ma non è stato possibile rispettare il programma per mancanza di materia prima. Si è perciò deciso di organizzare una passeggiata nel bosco, verso l’Alpe Vago, proponendo agli interessati la tecnica del “Nordic Walking”, con l’uso delle racchette da sci.
     Il maestro Epi ha egregiamente spiegato al centinaio di partecipanti le modalità della camminata, e quindi ha guidato il gruppo lungo un percorso di circa 4 Km.
      Questo cambiamento di programma, lungi dall’apparire come una soluzione di ripiego, è stato anzi vissuto come una innovazione di grande interesse e soddisfazione.
      Nella riunione che si è tenuta alle !7.30 presso il CDD, tutti i responsabili dei gruppi hanno espresso un vivo apprezzamento per l’iniziativa e hanno caldamente raccomandato di inserirla nel programma anche negli anni a venire.
      Nello stesso incontro sono state esternate entusiastiche lodi per tutto il mondo livignasco che gira attorno alle Olimpiadi (volontari, maestri di sci, alunni delle Scuole, organizzatori, pubblico……insomma, la popolazione intera. Sono inoltre state avanzate nuove proposte per la prossima edizione, che verranno certamente vagliate dal Comitato Organizzatore, sempre aperto a suggerimenti e a modifiche in senso migliorativo.
      Va infine ricordato che il pranzo del giovedì è tornato ad essere comunitario come avveniva nei primi anni, quando i partecipanti erano meno numerosi e potevano essere ospitati in locali pubblici di una certa ampiezza.
      Per risolvere i problemi di spazio, i tavoli sono stati allestiti presso la “Plaza Placheda”, dove è stato servito un ottimo pasto preparato dall’Associazione Cuochi.
      Durante il pranzo si sono svolte le premiazioni degli atleti, alla presenza delle autorità.
    Come abbiamo detto per gli Special Olympics, quello che conta non è vincere, ma partecipare: vale però la pena di ricordare, a titolo di cronaca, che il vincitore di questa Edizione è stato il gruppo del Coordinamento Famiglie con Disabili di Valdisotto, mentre la nostra Associazione Handy Sport si è piazzata al secondo posto.

 HANDICAP E SPORT

       La cronaca degli Special Olympics e delle Olimpiadi sulla neve si potrebbe fermare qui. Ma vorremmo approfittare dello spazio che ci viene offerto da questo giornale per fare alcune riflessioni sul tema del rapporto tra handicap e sport e per dare alcune informazioni sulle realtà locali che hanno permesso al CDD (Centro Diurno per Disabili) di portare avanti negli anni una iniziativa così importante.
    Gli ultimi decenni hanno visto crescere notevolmente l’attenzione per i problemi legati alle disabilità fisiche e psichiche. I portatori di handicap, che una volta erano tenuti segregati in casa come motivo di vergogna, sono stati al centro di progetti di recupero e di integrazione, per i quali sono stati spesso stanziati fondi consistenti dei bilanci pubblici. Nei fatti, però, questo non ha portato quasi mai ad un reale inserimento del disabile nella società: nella migliore delle ipotesi si è costruita una campana di vetro, al di sotto della quale l’handicappato è cresciuto condividendo tempi e spazi con i suoi simili e con gli operatori pagati per accudirli. Insomma, il più delle volte si è passati dalla segregazione familiare ad una ghettizzazione collettiva, in cui permane una sostanziale situazione di isolamento. Lungi da noi l’idea di negare che comunque ci sia stato un miglioramento: è senz’altro meglio passare le proprie giornate con altre persone – anche se poche – piuttosto che trascorrerle tutte e solo in un ambiente ristretto e chiuso!
     Il problema, però, sta nella consapevolezza che serve un salto di qualità che elimini la barriera tra i cosiddetti “normali” e i disabili, nella ricerca di un minimo comune denominatore che si fondi sulla condizione umana e sulla sua sostanziale fragilità, al di là di tutte le maschere che ogni persona si può costruire per sentirsi qualcuno. Una rassegna di film, che si svolge ogni anno a Milano presso l’ex-Ospedale Psichiatrico Paolo Pini, ha un titolo significativo: “Da vicino nessuno è normale”. E’ una provocazione, ma neppure tanto, se ci pensiamo bene. Nell’era di Internet e della globalizzazione economica, in cui il mondo appare sempre di più come un piccolo villaggio dove tutto è a portata di mano, non assistiamo – come sarebbe lecito ed auspicabile aspettarsi – ad una vera eliminazione delle barriere o ad un potenziamento della comunicazione, ma ad una accentuazione delle differenze ed alle rivendicazioni esasperate delle realtà locali e degli interessi particolari. Le ragioni sono molteplici, e non è nostra intenzione analizzarle in questa sede; ma a nessuno sfugge che la nostra società è sempre più divisa in compartimenti stagni. Le persone convivono senza comunicare, e le differenze generano diffidenza e chiusura. Invece di condividere spazi e tempi con altre generazioni e con altre realtà, ci si chiude volontariamente in gabbia con i propri simili, creando ghetti e separazioni: le donne, i vecchi, i bambini, i disabili, gli stranieri, gli extracomunitari… e via dicendo, in un processo in cui tutti gridano le loro ragioni e nessuno è più capace di ascoltare.

LIVIGNO: UNA COMUNITA’ APERTA

Grazie al cielo, esistono però delle realtà diverse, che ci permettono di avere fiducia e di sperare nel futuro, realtà in cui parole come “solidarietà”, “disponibilità”, “condivisione” e “altruismo” hanno ancora un significato. Livigno è una di queste. Noi che “giriamo il mondo” e partecipiamo a numerose manifestazioni sportive, abbiamo elementi sufficienti per fare i confronti; e, senza paura di essere campanilisti o vanagloriosi, e senza voler fare complimenti indebiti a nessuno, dobbiamo riconoscere che è ben difficile trovare una combinazione di struttura organizzativa efficiente e di calore umano paragonabile a quella di Livigno. Tutti i partecipanti, ma in particolare i dirigenti nazionali, ci hanno espresso il loro apprezzamento per la precisione organizzativa ed il calore umano della nostra comunità, e noi ne siamo fieri. La manifestazione Special Olympics e le Olimpiadi hanno saputo mettere insieme forze positive ed energie preziose che hanno garantito una reale integrazione delle persone “speciali” grazie al contributo di istituzioni, familiari, tecnici e volontari, tutti riuniti in uno spirito di grande collaborazione per vivere un periodo di condivisione e di scambio indimenticabile.
   
Quello che va sottolineato è dunque lo splendido risultato dell’impegno dell’intero paese per la buona riuscita delle due manifestazioni: albergatori, commercianti, maestri di sci, scuole, istituzioni…. tutti hanno partecipato secondo le loro disponibilità, dai più piccoli ai più grandi, dalle persone singole ai gruppi organizzati, dagli organi istituzionali alle associazioni di volontari. E, se è vero che tutti hanno dato con generosità, è altrettanto vero che hanno ricevuto molto in cambio, perché fare del bene è un’esperienza che arricchisce.
    Per bambini e ragazzi è stata davvero un’occasione di crescita e un momento di grande significato educativo: la generosità, l’accettazione della diversità, l’accoglienza, la capacità di collaborare, sono valori fondamentali per la società civile. Perciò è stata una festa per gli occhi e anche per il cuore la presenza dei bambini delle Scuole per l’Infanzia, delle Scuole Elementari delle Scuole, che con le loro parole di incitamento e con la capacità di fare tifo in modo festoso, hanno rallegrato l’atmosfera generale.
    Anche i ragazzi della Scuola Media, con la loro nutrita presenza ed il loro tifo caloroso nel corso delle gare, hanno portato una vivacità e una nota di freschezza di cui gli adulti non sempre sono capaci.
    Ma il merito più grande è di chi si è assunto il compito do far funzionare tutto alla perfezione, in modo continuo e senza pause, vale a dire delle persone che, a diverso titolo e con diverse funzioni, hanno dato la loro disponibilità a coprire tutte le esigenze organizzative. L’Associazione Handy Sport ha curato tutta la struttura logistica, ma non avrebbe mai potuto avere tutto sotto controllo senza la collaborazione dei volontari. E’ una realtà, questa del volontariato, di cui la comunità di Livigno deve essere fiera: una realtà che cresce ogni anno e che vede impegnate persone sempre più consapevoli del loro ruolo insostituibile. Moltissimi volontari si sono affiancati ai gruppi, in ogni momento della giornata, accompagnandoli, fornendo informazioni, risolvendo problemi grandi e piccoli. E le “Serata di Gala” alla “Plaza Placheda” si sono potute organizzare grazie alla nostra meravigliosa gente, che ha fornito torte, tartine, cibi dolci e salati e bevande di ogni tipo, un “bendiddio” al cui servizio hanno provveduto, con piglio da veri professionisti, i ragazzi della Scuola Alberghiera.
     La nostra gente è buona nel cuore e concreta nelle azioni; conosce il valore dei sentimenti, ma sa anche rimboccarsi le maniche quando ce n’è bisogno. E il risultato è che Livigno gode di un’ottima reputazione a livello nazionale ed anche fuori dai confini del nostro paese, con un positivo ritorno di immagine sulla capacità di accoglienza e sull’efficienza della struttura ricettiva.
     Chi semina bene, fa un buon raccolto: e questo vale metaforicamente per gli operatori turistici di oggi come valeva per i contadini di ieri. Il CDD e l’Handy Sport si ritengono fortunati di operare in una comunità così generosa, e approfittano dell’ospitalità del giornale per far giungere a tutti i più sentiti ringraziamenti.
                                                                                                               (Carla Martinelli)

                                                                                        * * *
Pubblicato sul Restèl nòf di giugno 2007

Una nuova associazione a Livigno: è nata la "Livigno bike"

Al Direttore del Restèl nòf
Premessa
Risale praticamente al 2001 l’inizio dell’attività agonistica giovanile per la mountain bike a Livigno, quando Adriano Antognoli inizia, di sua iniziativa, ad allenare ed a far gareggiare in campo regionale (Paladina in provincia di Bergamo) e agli Italiani di categoria gli Esordienti Michel Urbani e Mattia Longa.
L’anno dopo Adriano è l’allenatore dell’A. C. Livigno, ed ai due biker citati  si aggiungono altri più giovani, dapprima Ricky Longa e Lucas Lazzeri e quindi via, via giovanissimi dai 6 ai 12 anni di età, per giungere al 2006 quando l’A. C. Livigno conta 25 tesserati fra i quali una quindicina di agonisti.
Intanto Michel Urbani passa tra le file della nazionale, come osservato nel 2004, garantendosi a suon di risultati la partecipazione di diritto ai Mondiali di Livigno del 2005 nella categoria Junior (si classifica 49°). Viene ceduto infine al team “C.B.E.” nel 2006, seguito da Mattia Longa e Lucas Lazzeri l’anno dopo: per poter entrambi proseguire serenamente la carriera intrapresa.
Arriviamo al settembre del 2006 quando, alcuni genitori, preoccupati dalle voci circolanti nell’ambiente secondo le quali il direttivo dell’A. C. Livigno in scadenza non intende ricandidarsi, chiedono di incontrare il presidente ed  il consiglio in scadenza della società per verificare se tali voci corrispondono alla realtà, ricevendo una conferma verbale dallo stesso presidente e da un paio di consiglieri.
A quel punto c’è chi si propone per eventualmente subentrare agli uscenti, in caso di rinuncia di questi ultimi.
Ma, dopo alcune vicissitudini, vista la poca chiarezza, il coordinatore del gruppo di genitori ritira la proposta.
I consiglieri uscenti convocano  l’assemblea per il rinnovo delle cariche, e sei candidati facenti parte il vecchio consiglio si ricandidano, ricevendo i voti dai “tesserati”; a far parte del Consiglio per completare l’organico entrano quindi tre nuovi consiglieri.
Il Consiglio rieletto si propone di proseguire l’attività in atto, con alcuni genitori che propongono di curare la sola attività aggregativa mentre altri sono convinti che si possa proseguire anche con l’agonistica.
Di fatto in gennaio esce il programma per il 2007, che ricalca quelli degli anni precedenti, comprese le gare per le varie categorie, i corsi aggregativi eccetera.
Prima di tesserarsi, i genitori di 17 giovanissimi che aderiscono alle gare,  per lettera chiedono un incontro con il Consiglio per avere dei chiarimenti in merito all’esonero dell’allenatore ed al programma delle attività agonistiche senza, per altro a tutt’oggi, ricevere una risposta in merito.
           Non avendo garanzie sul proseguio dell’attività, e visto l’imminente inizio delle gare, tre esordienti  di Livigno si vedono costretti a tesserarsi con un'altre società esterne.
E’ così che undici genitori, temendo una fuga di atleti giovanissimi e vedendo la situazione di stasi dell’A. C. Livigno, decidono di costituire una nuova società di ciclismo che possa garantire il mantenimento e lo sviluppo dell’attività in loco.
Il 20 marzo al bar “Engadina” si costituisce la “Livigno bike” con presidente Giovanna Galli, Vice Erika Silvestri, segretario Ivan Longa e consiglieri Ornella Bormetti e Giuseppe Bianchetti, l’associazione figura regolarmente affiliata, il 26 marzo, alla F. C.I. (Federazione Ciclisti Italiana) avendone recepito le norme statutarie, giusto in tempo per aprire i tesseramenti agli agonisti, considerato che le gare sono programmate subito dopo la prima decina di aprile.
I soci fondatori si sono subito adoperati anche per avere degli sponsor, grazie ai quali hanno potuto stilare un programma di massima.
Mentre da una parte spiace che non si sia trovato un accordo per proseguire l’attività con l’A. C. Livigno, dall’altra il gruppo di “Livigno bike” si impegnerà e farà di tutto per promuovere l’attività della mountain bike in loco, specie a livello giovanile con la promozione di corsi e attività aggregative, dall’altra garantendo la preparazione e partecipazione ad allenamenti e gare agli atleti più giovani sino al passaggio in squadre di alto livello.
La presente per informare la popolazione e gli enti preposti sullo sviluppo della nostra attività, nel contempo cogliamo l’occasione per ringraziare tutti gli sponsor e collaboratori che hanno creduto alla nostra iniziativa.
Il Consiglio Direttivo
Galli Giovanna (Presidente)
Erika Silvestri (Vicepresidente)
Ivan Longa (Segretario)
Ornella Bormetti (consigliere)
Giuseppe Bianchetti (consigliere)

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Pubblicato sul Restèl nòf di maggio 2007

POVERI FONDISTI E MALTRATTATI PODISTI

Devo ritenermi davvero fortunato ad abitare a Livigno, luogo nel quale chi, come il sottoscritto, nutre la passione per lo sci di fondo e per le camminate lungo i  sentieri lontani dal traffico, può o almeno potrebbe trovare piena soddisfazione.
In effetti, il nostro è un paese incantato: oltre quaranta chilometri di piste dedicate allo sci nordico, numerosi sentieri ben curati immersi nel bosco e che dall’alto, offrono una magnifica panoramica sul paese; proprio queste considerazioni hanno stuzzicato il mio senso critico.
Con il passare degli anni, la costruzione di nuove strade che attraversano la pista da fondo, obbligano gli appassionati sciatori a continue e spiacevoli pause, rese necessarie per  il loro attraversamento, specie nel periodo in cui il caldo primaverile scioglie la neve destinata alla copertura del passaggio.
Ho la netta impressione che ogni anno la pista da fondo sia sacrificata dalle nuove abitazioni e dagli accessi che queste comportano.
Tralasciando sull’opportunità di concedere la costruzione di strade a chi, per capriccio o per altri motivi personali, decide di trasformare la propria “Tea” in abitazione principale, semplici sono un paio di accorgimenti utili ad ovviare a tali inconvenienti.
Davvero poco costerebbe porre dei tappetini in sintetico per consentire l’attraversamento con gli sci; questi sono sicuramente piccoli accorgimenti ma che evitano a chi voglia allenarsi di togliere gli sci e al turista di sentirsi coccolato e oggetto di attenzioni da parte di chi offre un servizio per le loro vacanze.
Certamente ripetitivo ma tanto attuale è la questione relativa alle motoslitte: ormai tutta la zona in Via Rasia è occupata “selvaggiamente” dalle piste da loro utilizzate, con la conseguenza che nessuno può esprimere parere positivo sulla pista da fondo in detta località.
Comprendo però che queste non possono essere delle preoccupazioni di un’Amministrazione che concede l’autorizzazione a una pista automobilistica di fianco al tratto più bello della pista da fondo; che concede lo svolgimento di una gara automobilistica in concomitanza con la giornata di blocco assoluto del traffico concordata da tutte le regioni del nord Italia; che rimane inerte dinanzi alle montagne di materiale in località Ponte Lungo, le quali costituiscono ormai delle “gincane” per gli sciatori; che da anni organizza con soddisfazione gare di motoslitte.
A mio modo di vedere, questo non è coerente con l’immagine che si vuole mostrare di Livigno; “vivi il sole e la natura” si legge nelle locandine pubblicitarie: l’intero nord Italia sancisce il blocco del traffico quale simbolo di un cambiamento verso l’ecologia e Livigno offre ai propri ospiti, proprio quella domenica, una gara di automobilismo.
Non è una critica la mia, è solo una constatazione e una pretesa che venga scelta una linea ben precisa di quali siano le scelte che si ritengono più idonee; non spetta a me dire che la pista da fondo sia meritevole di maggior tutela rispetto alla pista di automobilismo o di motoslitte, le mie sono solo opinioni personali.
Qualora però si affermi l’intenzione di salvaguardare il territorio e di mostrare ai nostri ospiti un pacchetto turistico basato sulla natura e sul paesaggio, certe manifestazioni sono in antitesi e come tali devono essere attentamente valutate.
Per quanto riguarda i sentieri, credo che nessuno sia contento di incontrare continuamente cani sprovvisti di guinzaglio ovvero lasciati incustoditi e liberi di girovagare.
Sovente mi viene detto che questo non è da considerare un problema in  quanto è raro che un cane morda o attacchi i passanti.
Il fatto che un cane morda oppure no, credo sia un problema che debba riguardare il padrone dell’animale in quanto responsabile in caso di aggressione dello stesso; per quanto riguarda i passanti, questi hanno il diritto di pretendere che ai cani venga impedito di raggiungere il sentiero  senza essere accompagnati con idoneo guinzaglio, indipendentemente dalla possibilità che il cane possa mordere.
Certo all’amministrazione si può legittimamente chiedere un controllo più accurato relativo a questi aspetti, però è ai cittadini che deve essere richiesto maggior senso civico.
Nessuno può negare il diritto di chiedere agli agenti di polizia locale o chi di competenza di sanzionare chi non rispetta le normative in tema di animali domestici, ma sono altresì certo del fatto che se tutti avessimo un po’ di buon senso e di rispetto verso gli altri, questo non sarebbe necessario.
                                                                       (Andrea Peri)

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 Pubblicato sul Restèl nòf di aprile 2007

Egregio Signor Sindaco
e p. c. Azienda di Promozione Turistica Livigno
e p. c. Stampa locale
Milano, 26 febbraio 2007

 Il prossimo 4 maggio cade l'anniversario della scomparsa di Lodovico Cusini, con la presente lettera aperta, sono a chiederVi in che modo l'Autorità Comunale intende commemorare questo Suo illustre concittadino.
Lodovico Cusini ha scritto con me due libri sulla Flora e Fauna di Livigno e della Valtellina oltre ad alcuni libri di cultura alpina.
Era Accademico del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna.
Vi ricordo che si deve a Lui la creazione di moltissimi sentieri per escursioni nelle valli di Livigno. Ha fondato la scuola di sci, ha dato vita alle Guide Alpine infine ha fondato la sezione C.A.I. di Livigno.
Ogni suo atto o azione è sempre stato orientato a valorizzare la sua Livigno.
Lodovico Cusini unitamente all'ingegnere Vittadini, al maestro Battista Silvestri e all'albergatore Dante Galli è stato tra coloro che hanno dato maggiore lustro alla Vostra Comunità.
Sarò a Livigno dopo il 15 marzo e in tale occasione chiedo l'opportunità di incontrarla per conoscere le Vostre decisioni.
Cordiali saluti.
                                     ( Sergio Pessot)

                                                                                             * * *
Pubblicato sul Restèl nòf di aprile 2007

Al direttore del Restèl,
A tutti i Livignaschi, (dico Livignaschi perché di certo non sono stati "i forèst" ad introdurre questa usanza nel paese) che scrivono il male attraverso i sonet da carnal o lettere anonime travestite da sonetti.
Volete la pace e la serenità d'animo che mi contraddistingue?
Leggete e meditate...
Dal libro del Levitico (19, 1-2 11-18): «Il Signore disse a Mosè: "Parla a tutta la comunità degli Israeliti e ordina loro:
siate santi perché io, il Signore, Dio vostro, sono Santo.
Non ruberete, né userete inganni né menzogna gli uni a danno degli altri.
Non giurerete il falso... Non andrai in giro a spargere calunnie fra il popolo....
Non coverai odio contro il tuo fratello....
Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono il Signore.
».
... Perché a Lui e solo a Lui dovremo rispondere delle nostre azioni.
Credo inoltre sempre al detto: «Chi male non fa/paura non ha».
                                                                                                                     (Leni Silvestri Marazzi)

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Pubblicato sul Restèl nòf di febbraio 2007

                                                  Questione alloggi in convitto a Sondrio

 

Livigno, 9 Gennaio 2007
Con la presente vogliamo
 informare sull'impossibilità incontrata nel trovare disponibilità di alloggio visto il numero limitato di posti in proporzione alla richiesta, presso il Convitto Nazionale femminile di Sondrio nonostante il perfetto tempismo nell'iscrizione e presentazione di modulistica e allegati vari.       
per chiedere una possibile risoluzione di un disagio che accomuna ogni anno, in particolar modo questo e quelli che seguiranno, i genitori delle alunne delle classi primarie di secondo grado che si trovano ad avere oltre che alla difficoltà di scelta della scuola, nessuna garanzia nel trovare alloggio nella stessa sede dell'istituto o altra alternativa soddisfacente.
Per rendere meglio l'idea di questo disagio portiamo ad esempio il percorso di una mamma, che è stato quello di tante, verso l'iscrizione al Convitto suddetto.
"Verso metà Ottobre ho chiamato il Convitto Nazionale per avere informazioni generali a riguardo della sede della struttura, come è organizzata etc.... A fine Novembre, recandomi a Sondrio per vari motivi, ho approfittato per recarmi in segreteria a chiedere di poter fare una iscrizione o pre-iscrizione, ma vengo liquidata in breve tempo dicendomi che le stesse verranno raccolte solo dopo le vacanze di Natale. In occasione dell'open day, ho visitato la scuola che intende frequentare mia figlia ed il convitto femminile.  Chiedo in segreteria copia dei documenti necessari per l'iscrizione che mi vengono dati a fatica dicendomi inoltre che verranno accettate tassativamente solo dall'8 gennaio. Lunedì 8 mattina sono partita per Sondrio e, alle 10,30, consegno la fatidica domanda tranquilla e sicura di trovare posto, ma mi sento dire che, invece, sono già in ritardo e sono la 5ª con riserva cioè che i posti disponibili sono saturi e devo sperare che qualcuno si ritiri (almeno 5 nel mio caso) perché venga confermata la mia richiesta; la risposta potrà giungere subito se va bene, dopo un mese o forse solo durante l'estate. Per un attimo shock... mi giro... non sono sola... siamo già in tre in quel momento... ma non è finita, giungono altri genitori. Ci si guarda, ci si chiede: 14 anni, ma dove le mandiamo? La scuola è un obbligo ormai... oltre che una soddisfazione per qualcuno... non me la sento di cambiare la scelta già tanto difficile... Proviamo Bolzano? O a Merano? (ma il collegio ha chiuso...), verso Bormio tutti i giorni? (ma oltre al disagio del viaggio giornaliero non c'è la scuola scelta) o cerchiamo un appartamento e le lasciamo da sole a 14 anni? Ci sono famiglie affidabili disposte ad ospitarle? Dove? Chi? Il Comune può intervenire? Tutte queste domande nell'attesa di un confronto con il Rettore che forse ci può dare qualche indicazione o alternativa, visto che noi genitori siamo molto confusi su da farsi e non vogliamo lasciare tutto al caso. Finalmente entriamo nell'ufficio, esponiamo il disagio e gentilmente ci viene confermato ciò che ci è stato già detto, i posti sono purtroppo esauriti e non ci sono risposte certe. Doppio shock!!!
Usciamo dall'ufficio e ripetiamo il dilemma, "A Settembre cosa facciamo con le nostre ragazze? E quelle degli anni prossimi?"
Non dimentichiamo che circa 80 ragazzi all'anno escono dalla scuola primaria di secondo grado...
Solo a Livigno...!!!"
Il problema che portiamo alla luce riguarda solo il convitto femminile esistendo per i maschi ben 2 strutture e più ampie che riescono a soddisfare tranquillamente la richiesta del territorio provinciale.
Come potete aiutarci? Non vediamo alternative, ma siamo fiduciose che Voi valutiate le possibili risorse che di certo ci sono per risolvere un problema che non è isolato e di un singolo ma che si ripresenterà anche in futuro e per tanti altri genitori.
Ringraziamo per l'attenzione e attendiamo a breve e ansiose una risposta concreta.
Vorrei aggiungere che a Tirano il problema c'è da anni, non sarebbe forse ora di intervenire?Distinti saluti
                         (lettera firmata)